Due personaggi, milioni di vite. Una donna ed un uomo che vivono una situazione tanto sofferente quanto dannatamente comune a fin troppe vite.
La Fosca dello scapigliato Tarchetti non smette di ricordare, specialmente ai più giovani, che non tutti gli amori sono sani e fonti di felicità. La relazione fra Giorgio e Fosca, protagonisti del romanzo tarchettiano, sputa in faccia alle convenzioni formali dell’amore idealizzato e perfetto, facendo toccare al lettore la concretezza terrena della realtà. Una storia cruda e drammatica, ma necessaria, anche con i suoi 157 anni di età. Necessaria perché può essere interpretata ed applicata per le nuove generazioni, perché contiene un messaggio di educazione affettiva potentissimo.
Il romanzo mette in rilievo un triangolo amoroso fra Clara, la donna-angelo bella, solare e portatrice di gioia, contrapposta alla malata e buia Fosca, una giovane brutta e negativa. In mezzo a queste due figure femminili si trova Giorgio, soldato che si innamora prima di Clara, diventandone amante e vivendo con lei un’appassionata relazione extraconiugale per poi venire rapito dal fascino mortale di Fosca, la quale gli succhia energie e vitalità, fino a farlo ammalare a sua volta. La tensione che Giorgio vive fra questi due fuochi lo spinge a scrivere le sue memorie, in una sorta di diario sentimentale, entro il quale riusciamo a capire ciò che pensa e vive dentro di sé. Il romanzo è toccante perché è prima di tutto un tentativo di ricostruzione psicologica della mente dei personaggi, che sentono emozioni che tutti hanno sperimentato in misura maggiore o minore.
Leggere Fosca, specialmente per chi è in età adolescenziale o comunque è ancora acerbo alle dinamiche di coppia rappresenta gettare un lume, una luce, sulla consapevolezza di cosa non deve essere una relazione.
Il rapporto stretto fra Giorgio e Fosca in termini contemporanei, è un amore tossico. Un falso affetto che opprime, e non lascia spazio al respiro. Un amore claustrofobico non può definirsi tale.
I due si dicono ti amo, si scambiano effusioni e confessano parole piene di infatuazione. Ma in realtà i loro gesti sono vuoti. Giorgio più volte finisce col dirle frasi che millantano un amore sconfinato, ma non lo fa perché lo sente davvero da dentro e la spiegazione la da lui stesso: si sente obbligato da lei.
Dunque dice ciò che lei vuole sentirsi dire. Le parole escono dalla bocca in maniera forzata, senza autentici slanci passionali e con costrizione. Fosca del resto non è veramente innamorata di lui, al contrario è stata attratta dalle poche attenzioni che inizialmente Giorgio le dava, più per cortesia che per altro. Lei è una donna isterica, sa perfettamente di non avere il dono della bellezza, ed in una società dove le donne devono essere automaticamente attraenti ed impeccabili, sia dal punto di vista fisico che mentale, soffre il confronto con esse. La protagonista del racconto si sente imperfetta, incapace di decidere il proprio destino relazionale, rassegnata all’idea di avere un grande amore. Tutte queste paranoie la portano ad appigliarsi come un’edera velenosa al primo malcapitato che la degna di uno sguardo benevolo, o peggio ancora, di pietà. La sua preda è diventata Giorgio.
Questo personaggio non è solo finzione, anzi. E’ esperienza quotidiana di molte donne l’arrivare ad accontentarsi di un uomo, o caderne follemente innamorate, non per motivi veramente amorosi e di affetto ma perché spinte inconsciamente da quella spasmodica ricerca di attenzioni che si unisce alla paura di fallire in amore. Il timore di restare sole, la bassa autostima e la competizione percepita con lo stesso sesso portano molte ragazze ad abbassare le proprie aspettative di coppia, adeguandosi a ciò che il mercato le offre, convinte di non riuscire a trovare di meglio.
Fosca è perfettamente a metà fra la massima idealizzazione del sentimento e la disperazione dovuta alla sua assenza.
Una donna vale meno se non rispetta certi canoni estetici? Chiaramente no, anche se Fosca pensò così e con lei uno stormo di adolescenti e giovani ragazze pronte a tutto pur di piacere, al costo di sacrificare se stesse e la propria originalità.
La società dal suo canto non le supporta abbastanza, anzi, sostiene stili di vita, luoghi e linguaggi nei quali il maschilismo e la mercificazione dei corpi sono ben radicati ed inscindibili. Ed ecco che i sabati sera le discoteche si riempiono di giovani fosche che barattano la propria presenza in cambio di un ingresso gratis, diventando di fatto il prodotto da vendere, da mettere in mostra. L’economia guarda al corpo e cerca di ricavarne qualcosa.
Qualsiasi imprenditore che sfrutta questa insicurezza generazionale, lucrando ed ottenendone profitto, non persegue un comportamento etico.
E le ragazze spesso ne sono ben felici, perché diventando senza volerlo l’attrazione della serata e del pubblico maschile, attirando su di loro tutte quelle attenzioni che inseguono senza sosta.
Fosca aveva un solo scopo: essere considerata, essere notata. Quando lo raggiunge, la sua vita si conclude, muore. Non può essere questo l’unico fine dell’esistenza. La ricerca disperata di una relazione, a qualsiasi costo, porta ad amori tossici ed insoddisfatti, che sfociano in tradimenti e drammi. Questo non significa che bisogna precludersi delle esperienze, ma è doveroso stare sempre sull’attenti, perché l’esasperazione di questa caccia di affetto maschera un profondo stato di infelicità.
La società offre dei palliativi, delle illusioni, che sopprimono solo momentaneamente il dolore di essere sole e soli.
Un discorso molto simile vale anche per gli uomini, i ragazzi, che terrorizzati dalla solitudine si gettano fra le braccia di chi apparentemente prova amore per loro. Giorgio sapeva che la bella e luminosa relazione con Clara stava giungendo al termine, così si è convinto di essere innamorato di Fosca, intrappolandosi in una relazione patologica. “La amo perché lei mi ama”. Un’ impasse del genere azzera le proprie aspettative ed emozioni, riducendo la coppia ad una questione di convenienze.
Molti giovani soffrono complessi di inferiorità e sono frettolosi nell’impegnarsi in rapporti che non vogliono veramente, soltanto per apparire vincenti nei gruppi di amici. Il branco poi a sua volta cade in discorsi mercificatori, perché con l’evidente mancanza di sentimento tutto si sposta sul piano carnale della donna. Diventa anche una questione prestazionale, che innesca anche un meccanismo di menzogne e bugie solo per sbaragliare la concorrenza.
Ci sono due tipi di risposte maschili a questi disagi: chi finge di essere dominatore, un donnaiolo di prim’ordine ed all’opposto chi subisce con impotenza il fascino ammaliatore delle giovani donne, rimanendo bloccato in rapporti oppressivi ed incapace di uscirne. Entrambi sperimentano un senso di vuoto, colmato nel primo caso con ostentazione, nel secondo con debolezza, tutti e due stracolmi di fragilità.
Nel romanzo c’è un dettaglio, che sfugge troppo facilmente nel corso della lettura. L’autore compie una descrizione dettagliata degli occhi di Fosca. Benchè inseriti in un corpo malato e malmesso, i suoi occhi sono come un cielo stellato. Neri, grandi, bellissimi. Sono l’unico elemento degno di ammirazione di quella donna, l’unico guizzo di vitalità di un essere che trasuda amore e morte, eros e thanatos. Questo passaggio va interpretato come un segno di speranza, persino chi pensiamo siamo ormai perso e condannato a vivere una vita deludente ha dentro di se l’energia sufficiente per cambiare la sua esistenza in meglio.
Da Tarchetti ad oggi, gli uomini e le donne non hanno mai smesso di inseguirsi a vicenda, anche senza interesse, cercando l’amore e finendo con il perdere se stessi.



